Nanto (VI)

Il Covolo misterioso di Balza… e i suoi illustri Ospiti

31/10/2012

Quarta edizione delIl Misterioso Covolo di Balza… e i suoi illustri ospiti”, quel tal Balza che nel 1509 lasciò una sua iscrizione nei Covoli di Trene a Nanto a cui la storia aggiunge battaglie cruente contro i Lanzichenecchi, eccidi di massa, tesori e fortificazioni. Serata di racconto e di spettacolo nel corso della quale sarà svelato un ulteriore mistero... chi potevano essere i compagni che affiancavano il Balza nell’evacuazione di Padova per  la guerra di Cambrai? Come si chiamavano?  Tra scontri di armigeri e rievocazioni delle credenze popolari dell’epoca, sveleremo la storia di Balza e il suo rifugio.

Ore 20.30 : presso Piazza Castello di Nanto con il suo porticato.
Proiezione di immagini del covolo e della Madonna che serviranno come sfondo alla rievocazione in parte storica, in parte fantasiosa, accompagnati da musiche, balli, coreografie.
Il racconto storico misterioso sarà intersecato da danze di fate, streghe, saba popolare, processioni, rievocazioni, e alla fine grande corteo coreografico finale.
Al termine sotto i portici la Pro Loco offrirà orzotto caldo e vin brulé.

Possibilità di acquisto prodotti tipici e maroni arrostiti caldi.

Accessibile ai portatori di handicap.

Ingresso gratuito, offerta libera.

Pro Loco Nanto: tel-fax 0444-638188 (ore 8.30-12.30 dal lunedì al sabato)
consorzio@colliberici.it - www.colliberici.it

 

Come arrivare:
Per chi arriva da Vicenza seguire indicazioni S. R. Riviera Berica SS 247 (verso Noventa Vicentina). Dopo ca. 15 km, al semaforo di Ponte di Nanto girare a destra e proseguire per Nanto per circa 2 km.

Per chi arriva dall’A4, dalla direzione Verona, uscita a Vicenza est o Longare (Valdastico sud), seguire indicazioni S. R. Riviera Berica SS 247 (verso Noventa Vicentina). Al semaforo di Ponte di Nanto girare a destra e proseguire per Nanto per circa 2 km.

Per chi arriva dall’A4 dalla direzione Venezia, uscita Grisignano di Zocco, seguire le indicazioni per Montegalda, Montegaldella, Nanto (ca. 15 km). Al semaforo di Ponte di Nanto proseguire diritti per Nanto per circa 2 km.

(rievocazione in costume, musica, prodotti tipici)

 

 All’interno di un Covolo (grotta naturale) fortificato, inserito nel complesso delle Grotte di Trene a Nanto (dove sono stati rinvenuti anche resti risalenti al Paleolitico) c’è un’importante iscrizione: AD 27 OCT.1509 FU FATO QESTA OPERA + BALZA ANTONIO PADUA. BALZA Giovanni da Padova dunque si dichiara costruttore della fortificazione eseguita. Confortati anche dal libro-resoconto che ci ha lasciato Luigi DA PORTO – comandante delle truppe al servizio dell’imperatore d’Austria nella guerra di CAMBRAI contro Venezia che operò nei nostri luoghi in quegli anni – abbiamo appreso i vari movimenti delle truppe, soprattutto dei Lanzichenecchi. Nello spettacolo del 2009, cinquecentesco anniversario della fortificazione, abbiamo ipotizzato che Balza altro non poteva essere che un fuoriuscito dalla città di Padova messa per ben tre volte sotto saccheggio. Nel 2010 ci siamo interrogati: ma perché proprio a Nanto? E perché a Nanto le cronache non ci hanno riportato eccidi di massa come ad esempio quello del 20/5/1510 a Mossano (a soli 2 Km di distanza), dove, nella grotta di S.Bernardino furono arsi vivi circa mille persone, o come a Longare (8 km)? Il mistero era d’obbligo. Suffragati da ricerche d’archivio eseguite, testi ritrovati, atti notarili, registri comunali e parrocchiali, archivio diocesano, archivio statale, abbiamo avuto la possibile risposta nella miracolosa statua policroma della Madonna in pietra gialla di Nanto conservata nella Pieve.

 

Quest’anno resta da chiedersi chi fu con Balza all’interno del covolo? Nella Padova del XV e XVI secolo diversi scultori realizzarono opere utilizzando la Pietra di Nanto, quindi conoscevano il territorio e i suoi covoli. Tra questi anche Vincenzo Grandi, che apparteneva a una famiglia di lapicidi originaria di Como e che si trasferì a Nanto agli inizi del 1400, come risulta dal fatto che un ANTONIUS, muratore de CUMIS e suo bisnonno, era iscritto alla fraglia vicentina dei muratori e scultori. Nel 1503 si recò a Padova dal fratello che si era già trasferito da alcuni anni.

Il 30 novembre 1508, come egli dichiara, tenne a battesimo Andrea, il figlio di Pietro detto ”della Gondola” e di Maria detta “La Sota”.

E’ possibile quindi dedurre che a Nanto Andrea venne portato dal padrino Grandi e ospitato nel covolo di Trene appositamente fortificato dal Balza Antonio per salvarsi dalla guerra, in quanto Padova subì l’assedio dei Lanzicanecchi di Massimiliano I dal 15 settembre al 30 settembre 1509.

 

É inoltre possibile ipotizzare che, crescendo a Nanto, Andrea giocasse e conoscesse il suo coetaneo, Pietro, figlio de Guglielmo (Baldassari?), capomastro che lavorava in grandi cantieri per la realizzazione di ville e palazzi di campagna.

Andrea all’età di 13 anni imparò l’arte del tagliapietra a Sossano da Bartolomeo Cavazza che nel 1527 ricevette in commissione tutti i lavori in Pietra di Nanto da realizzarsi sulle facciate della casa dello speziale, al Pomo d’ Oro.

Il Zorzi nell’opera “Arte Veneta” definisce Pietro di Guglielmo da Nanto “un architetto vicentino contemporaneo di Andrea Palladio”. Pietro di Guglielmo da Nanto era un capomastro e architetto che operò nel vicentino negli stessi anni del Palladio, e che secondo lo studioso Zorzi, concorse all’esecuzione di alcune opere erette in quegli anni, come il palazzo Caldogno in corso Fogazzaro,  distrutto durante la seconda guerra mondiale.

Lo stesso Zorzi è convinto che anche Villa Caldogno a Caldogno sia una sua opera.

In quel tempo infatti tra il progettista (Palladio) e il capomastro Pietro (Baldassari?) si stabilì un efficace rapporto:  Pietro da Nanto non fu un semplice esecutore ma un colto esperto e custode delle tradizioni e delle tecniche del costruire, imparate dal padre Guglielmo.

Opere a lui condotte sono i lavori sulla Basilica Palladiana, la cappella maggiore del Duomo progettata e diretta dal Palladio. E ancora: il palazzo Valmarana, la facciata del palazzo del Podestà.

Il nostro architetto ideò il palazzo Caldogno in corso Fogazzaro secondo il Zorzi distrutto dalla seconda guerra mondiale. Lo stesso Zorzi è convinto che anche Villa Caldogno a Caldogno sia una sua opera.