Caorle (VE)

La leggenda della Madonna dell'Angelo

27/11/2016

La leggenda narra della Statua della Vergine, trovata galleggiante nel mare di Caorle. Portata a riparo nella chiesetta in riva, sopravvisse a incendi e alluvioni. Di giorno in giorno, l'ammirazione per la statua crebbe, dando vita a misteri, enigmi e domande irrisolte.

Soggetto organizzatore: Pro Loco Caorle

Percorsi guidati in geuppi di 40 persone, per tre volte con guida che spiega la leggemda e attraversa i luoghi significativi legati alla Madonna dell'Angelo. Al termine seguirà degustazione.

Prenotazioni :  mail  - prolococaorle@libero.it   tel 0421 83233   3483620588

Costo escursione con guida e degustazione : Euro  7,00 durata  ore 1,30

RITROVO: Piazza Vescovado- Duomo di Caorle

ORARI :        Domenica 27  ore  15,00 -  16,00

               

la Madonna dell’Angelo

 

Il Santuario della Madonna dell’Angelo sorge all’estremità di levante della diga, su di un leggero promontorio davanti al mare. È probabilmente l’edificio religioso più antico di Caorle,  la chiesa fu inizialmente intitolata a San Michele Arcangelo, Un fatto avvenuto  in un tempo piuttosto remoto, narra che dei pescatori videro galleggiare sul mare una statua lignea della Vergine; dopo averla recuperata, la trasportarono nella chiesa e da questo momento la chiesa fu chiamata della Madonna dell’Angelo. Questa vicenda è ben raccontata anche da uno storico veneziano, Flaminio Corner, senatore della Repubblica di Venezia vissuto nel 1700, nel suo volume “Notizie storiche delle apparizioni e delle immagini più celebri di Maria Vergine Santissima nella Città e Dominio di Venezia” pubblicato nel 1761, che racconta anche altre storie su Caorle

La vicenda relativa al recupero di questa statua si arricchì nel tempo di particolari sempre più suggestivi, tanto da costituire uno dei primi prodigi, tra i molti, legati al santuario e alla Madonna.La leggenda narra appunto che i pescatori notarono la Madonna avvolta in un raggio di luce, seduta su di un piedistallo in marmo che galleggiava sul mare; subito fecero suonare le campane e tutto il popolo si radunò sulla spiaggia per sostenere gli sforzi che gli uomini facevano per tentare di portare a riva il pesante blocco marmoreo. Tutti i tentativi furono però inutili; finchè ci provarono dei fanciulli che con la forza della loro innocenza riuscirono a sollevare il simulacro con il pesante piedistallo e a trasportarlo finalmente in chiesa dove tuttora si trova.

Su questo luogo sacro vi sono varie citazioni storiche in quanto essendo a ridosso del mare numerose erano le richieste di urgenti interventi di  manutenzione per far fronte alle frequenti mareggiate .

Il primo è datato 4 maggio 1332, con il quale si lancia un pubblico appello per improrogabili lavori di manutenzione alla chiesa, lavori che furono poi eseguiti con l’intervento finanziario del Senato della Repubblica Serenissima.

Nel 1584 Angelo Oddi, studioso padovano, pubblica il Portolano, un libro ad uso della gente che andava per mare e nel quale descriveva le coste dell’Adriatico. Nella tavola X, relativa ai porti di Caorle, vicino alla chiesa è riprodotto un torrione di avvistamento di forma squadrata che diverrà in seguito, con l’apposizione della guglia, il campanile del santuario. “Ormai il mare ha distrutto una navata della chiesa”, scrive nel 1696 il vescovo Domenico Minio preoccupato per l’imminente e definitivo crollo dell’edificio, chiedendo ancora una volta interventi urgenti. Ad intervenire è però 50 anni dopo, nel 1751 il vescovo Francesco Trevisan Suarez che decide di demolire la vecchia chiesa e di rifarla ad una sola navata, lasciando lo spazio per la diga a difesa dell’edificio.I fatti rilevanti tra storia e leggenda che riguardano la chiesa sono numerosi , va ricordato l’ultimo giorno dell’anno 1727, e quindi in un periodo storico situato tra i due vescovi appena citati, e quando sembra che l’edificio debba crollare da un momento all’altro, accade uno dei fatti più emblematici della storia di questa chiesa. Caorle subisce una grave inondazione, il mare penetra in profondità nelle lagune e tra le isole della città, entra nelle calli, nelle piazze e nelle case, circonda anche la chiesa della Madonna dell’Angelo per un’altezza di circa un metro e mezzo ma non riesce a penetrarvi, come dice la piccola lapide posta all’esterno dell’edificio: “Nella spaventosa inondazione marina del 31 dicembre 1727, l’acqua era salita fino a questa crocetta, senza che una sola goccia penetrasse nel santuario”. Merito della Madonna si sostiene, questa è una circostanza che può suscitare qualche perplessità, anche se il fatto è confermato dagli autorevoli resoconti dei “deputati di Caorle e dei Savi Esecutori delle Acque, del Magistrato ossia di coloro che doveva rendersi conto di persona dei fatti, delle alluvioni, dei danni, ecc.”.

E qui riprendiamo le “Notizie storiche” di Flaminio Corner, che oltre ad avvalorare questo fatto,ce ne racconta di nuovi. Nel 1711, scrive lo storico, i volonterosi caorlotti vollero costruire un muro di protezione alla loro chiesa ma, a causa del fondo sabbioso e della grande massa d’acqua insistente, nonostante grandi sforzi non vi riuscirono. Il mattino seguente però, ed immaginatevi la loro meraviglia, si trovarono le fondamenta fabbricate alla perfezione e, precisa Corner “come ancora lo attestano non pochi testimoni di vista, allorchè scriviamo, ancora viventi”. Oppure, sempre di quel periodo, i caorlotti un giorno, temendo il crollo di una navata della chiesa, decisero di trasportare in processione l’immagine della Madonna nella cattedrale; la statua però, fu inspiegabilmente ritrovata la mattina successiva nel suo santuario.

La notte del 31 gennaio 1923 è però compiuto il sacrilegio. Dei ladri, rimasti ignoti, penetrano nella chiesa segando le sbarre di un’inferriata. Dopo aver arraffato qualche oggetto di valore, per errore o in maniera premeditata lasciano cadere una candela accesa sopra i veli e le vesti che coprivano l’immagine lignea della Madonna che subito prende fuoco e rimane praticamente distrutta. Dopo i primi momenti di naturale costernazione i caorlotti decidono di far rifare la statua ed affidano l’incarico ad un artigiano della Val Gardena. Il nuovo simulacro viene benedetto il 16 luglio 1923 nella basilica della Salute a Venezia e trasportato a Caorle.

I caorlotti sono particolarmente affezionati alla Madonnina e alla chiesa e la devozione dei fedeli è dimostrata dalle molte funzioni religiose, con affollatissime processioni, che si svolgono nel santuario della Madonna dell’Angelo. La più affollata delle quali fu sicuramente quella che decretò la fine della seconda guerra mondiale. Per rendere grazie alla Madonna della comune salvezza si organizzò una processione che uscì dal santuario alle ore 9 del mattino con in testa l’immagine della Vergine e percorse tutte le vie cittadine arrivando in molte frazioni limitrofe. Sulle strade i fedeli avevano costruito degli archi di trionfo pieni di rami e di fiori e al passaggio del corteo molte persone vi si accodavano.

La funzione religiosa durò undici ore e terminò davanti al santuario quando ormai erano le ore 20 della sera.

La processione più famosa è però quella che si svolge ogni cinque anni. Le motivazioni di questo evento religioso vanno ricercate indietro nei tempi, esattamente al 15 dicembre 1439 quando il doge Francesco Foscari firma la ducale che concede ai caorlotti il diritto esclusivo di pesca nelle acque lagunari che circondano la città. Nei secoli che seguirono, questa ducale viene più volte disattesa con la vendita da parte della Serenissima di molti lotti vallivi a favore di privati cittadini che bonificano le aree acquistate per dedicarle all’agricoltura. Nascono in queste terre anche dei piccoli paesi quali Ca’ Corniani e Ca’ Cottoni, che aprono nuove prospettive economiche e di sussistenza  ma si impoverisce notevolmente lo spazio riservato alla pesca e, di conseguenza, le condizioni economiche dei pescatori e della città. Nel febbraio del 1741 il Senato della Repubblica Serenissima ordina ai suoi magistrati di tentare altre vendite di laguna ma questa volta il popolo si ribella ed il  25 febbraio 1741 nel Palazzo del Podestà si radunano ottantanove cittadini che chiedono fermamente al Doge di recedere dalle sue intenzioni. Decidono inoltre di implorare l’aiuto della Vergine impegnandosi in un voto nel caso che la loro richiesta venga accolta. Le invocazioni vengono ascoltate e  non si trovarono compratori,con il risultato che alla città vengono confermati i secolari privilegi sulle acque rimaste. Un anno dopo, il 3 febbraio 1742, una delegazione di fedeli fa richiesta al vescovo FrancescoTrevisan Suarez di stabilire la giornata in cui celebrare la grazia ricevuta e far ammenda del voto religioso. Fissata nella domenica successiva alla natività della vergine la ricorrenza, con la celebre processione in mare, si svolse in maniera regolare fin verso la fine del 1700 quando, per motivi sconosciuti, fu improvvisamente interrotta. Fu poi ripresa nel 1847 nella domenica successiva alla festa dell’Assunta con una cadenza di 25 anni. Dal 1965 la processione, ormai famosa anche oltre i confini nazionali, rinnova la sua cadenza e si ripete ogni cinque anni quasi a rappresentare,  un più stretto rapporto di fede e devozione alla Madonna.

Devoti o affezionati, i caorlotti dimostrano comunque un notevole e sincero attaccamento alla “loro” Madonna ed è interessante chiudere questo paragrafo con l’ultima frase con la quale Claudio Turchetto, nel suo libro scritto nel 1986, ha concluso lo stesso argomento: “Ancora oggi, nel paganeggiante trionfo tributato al denaro, il pescatore non disdegna, ai propri crucci e ansie, accomunare una preghiera alla Vergine con l’invocazione quasi magica: ‘Madòna dell’Angeo,penseghe ti’! (Madonna dell’Angelo pensaci tu! A trarmi d’impaccio).


Tratto da "Conoscere Caorle"

di Gianni Prevarin