Belluno (BL)

A Cena con La Redosega

29/10/2016

Spettacolo di animazione per famiglie e bambini a cura di Cristina Gianni, attrice narrativa e Gigi Budel, voce e banjolele presso il Centro Culturale Piero Rossi.

Organizzazione: Comitato Provinciale UNPLI Belluno, Pro Loco Monti del Sole con il patrocino del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Centro Culturale Piero Rossi - Piazza Piloni - Belluno

Sabato 29 ottobre ore 20.00

“A cena con la Redosega”

Spettacolo di animazione per famiglie e bambini

Con Cristina Gianni (attrice narrativa) e Gigi Budel (voce e banjolele)

 

Ingresso libero e gratuito

 

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ACQUE, PREGIUDIZI E LEGGENDE BELLUNESI

Raccolte da Angela Nardo Cibele – Palermo 1888 – Ristampa 1982

 

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l'acqua benedetta viene gettata nei fondi per preservarli dalla tempesta

e con essa il contadino si bagna gli occhi e le terapia.

Sono queste pie costumanze di tempi relativamente vicini, ed

è curioso poi l'osservare come il contadino confonda spesso i ricordi

mitologici coi ricordi cristiani e ne faccia un insieme grottesco

e ridicolo. Strana è la tradizione, che altrove ho ricordata e

che si riferisce al Cordevole, a quel fiume-torrente che discende

precipitoso dall'Agordino e va come gli altri a gettarsi nella Piave.

Tra i contadini, carne si avrà veduto, esso ha fama di cattivo,

tanto che alcuni eruditi bellunesi, in quell'epoca in cui la scoperta

di motti faceti e la ricerca delle strane etimologie era di moda,

trovarono che il suo nome poteva essere spiegato dalla frase Cor

dubium habeo, mentre altri la farebbe provenire da Cordova, antichissima

città distrutta, che esso bagnava colle sue acque. Ed a proposito

di quel motto latino, giunsero fino a supporre che esso fosse

pronunciato da Giulio Cesare, quando si sarebbe fermato indeciso

dinnanzi al fiume vorticoso nelle sue escursioni, per questa valle.

È adunque appunto il terribil Cordevole che nella notte dell'Epifania

viene attraversato dalla "Redosega” (befana) coi so dodese

redodesegot, e sa Iddio per quali misteriose ragioni ! certo per recarsi

nelle stalle, dove le donne fuggono prima che essa giunga

ad impaurirle e minacciarle col suo grande fuso di ferro,

forse per uccidere le galline che, in assenza delle donne, ne restano

vittime. Eppure, dopo che la Redosega ha passato l'acqua e

proprio sull'alba, le donne si recano sulle ghiaie del Cordevole a

raccogliere l'acqua privisela, a lavarvi la catena del focolare e le

riconoscono benefici e virtù. Credevano poi, che chi giungesse

prima, dopo il meraviglioso passaggio, troverebbe un magnifico

mazzo di fiori, estremamente rari per la rigidezza del verno.

E la stessa befana, quando a Pieve di Cadere si reca da San

Giovanni a battezzarsi e gli dice: Duan, Duan, batedime sto an;

a cui il Santo ogni anno risponde: Madona, un altro an …

 

 

http://www.borgopiave.diocesi.it/avvento/tradizioni%20natalizie.htm

EPIFANIA

Intanto i  giorni si allungavano come dice l’antico adagio: a Nadal an pas de ‘n gal, a Paskuétameda oréta. Pasquetta (nel Veneto, popolarmente, chiamata Pasqua Pifania) o Epifania o Befana  Un altro giorno di festa, particolarmente per i bambini impazienti di appendere sotto la napa(cappa del camino) la calza che al mattino seguente, nei tempi passati ritrovavano piena di noci, bagigi (arachidi), strakaganàse (castagne secche), skorzìntole (pezzi di frutta secca), kòrnoi(corniole) e altri frutti mentre ora i regali sono assai più ricchi e vari. Per i bimbi cattivi, al posto della Befana arrivava la Redosega, chiamata anche Maràntega o Donaza o Stria o Vecia cucache amava far dispetti e villanie e che, al posto di bei doni veniva a portare carbone, ossi e zéndro(cenere). Un elemento significativo è la presenza del fuso nelle mani della Redosega. Il fuso arcaicamente era l’attributo delle Grandi Madri, come Ishtar, Atargatis, Artemide, Athena, che presiedevano alla vita e alla morte degli uomini.

Il giorno dell’Epifania l’acqua veniva benedetta in chiesa e quindi portata per i campi aspargendo gli angoli a titolo di buon auspicio.