Arzignano (VI)

La regina superba (la leggenda dell'acqua fina)

27/10/2013

Si narra che nel Castello di Arzignano una regina superba e dispotica, di nome Deodasia, volesse un’acqua particolare che sgorgava da una fonte a pochi chilometri dal suo castello. Quell’acqua garantiva bellezza e lunga vita. Fu così incaricato il Capitano delle guardie, Beroado, di scavare un pozzo che attingesse alla sorgente. Ma l’impresa si rivelò impossibile a causa della distanza della stessa. Furono interpellati i migliori idraulici del luogo e fu chiesta anche la consulenza di un alchimista di nome Artico per sapere se “l’acqua fina” avesse potuto perdere le sue proprietà una volta riversata nel pozzo. Nessuno fu in grado di esaudire il capriccio della Regina Doedasia che per l’ira mise tutti a morte. Ancora oggi nelle notti buie e nebbiose, sui camminamenti delle mura del castello si odono le urla strazianti dei condannati a morte, mentre l’anima inquieta della regina superba vaga in cerca di perdono e pace.

Presso La Rocca del Castello

Organizzatore:  Pro Loco di Arzignano 

in collaborazione con: Associazione sant'Agata, Consorzio Pro loco La Serenissima Agno Chiampo

 


Presso la Rocca del Castello ritrovo alle ore 16.30 con replica alle ore 17.30 e alle ore 18.30

Lo spettacolo in tre repliche si svolge alle 16,30 alle 17,30 e alle 18,30. I partecipanti dovranno present

Ingresso gratuito.

info@prolocoarzignano.it

www.prolocoarzignano.it

 

 

 La rocca, in cui si svolge lo Spettacolo di Mistero,  è una costruzione difensiva che la famiglia dei Della Scala fece costruire nella prima metà del 1300 lungo il loro territorio per rinforzarne le difese.

I Della Scala erano divenuti signori del luogo dopo che nel 1336 avevano sconfitto l'ultimo del Conti di Arzignano, di parte guelfa. La famiglia era, in origine, una famiglia di ricchi commercianti di lana che aveva bottega nel fondaco di Santa Maria Antica a Verona.

Gli scaligeri, sempre in lotta tra loro, furono sconfitti dai Visconti di Milano che nel 1377, occupando le vallate dell'Alpone, del Chiampo e dell'Agno, divennero i nuovi signori della città. A loro nel 1400 si deve il primo restauro conservativo della rocca; purtroppo due anni dopo moriva il più illuminato di loro, Gian Galeazzo a cui si deve la costruzione del Duomo di Milano, gettando così le basi dell'annessione di Vicenza e di tutto il suo territorio alla Serenissima Repubblica di Venezia nel 1404.

Nel 1438 i Visconti tentarono di riappropriarsi dei territori perduti ed a ricordo del restauro resosi necessario per i danni subiti dalla rocca, fu posta una lapide sul portale d'ingresso, vicino all'impronta del ponte levatoio, recante la data del 1444 .

Agli inizi del 1400 la nostra rocca è protagonista di un assalto da parte di un esercito straniero gli “Ungheri”. Nel 1409 Ladislao re d'Ungheria cedeva a Venezia la città di Zara per 100.000 ducati. Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, tentò di rivendicare con le armi i suoi diritti sulla Dalmazia. Mandò in Italia 14000 cavalieri ungheresi guidati da Filippo Buondelmonte degli Scolari, più noto come Pippo Spano da Ispan suo titolo amministrativo ungherese.

Dopo aspre battaglie in Friuli arrivò nel vicentino ponendo l'assedio anche al castello di Arzignano nel 1413. E' in questo contesto che per la prima volta nel nostro territorio si cita la santa catanese Agata. A lei la devozione popolare chiese la grazia di essere liberata dall'assedio e, dopo averla ricevuta, la popolazione riconoscente dedicò alla giovane una cappella in frazione di Tezze  stabilendo che ogni anno il 5 febbraio giorno della ricorrenza della morte della santa, coincidente con la liberazione del castello, una processione votiva si recasse alla cappella votiva recando un obolo di 4 libbre di cera e 4 ducati d'argento inserendo dal 1490 il voto nello statuto comunale.

Il 400 fu un secolo di prosperità per Arzignano grazie anche alla ricchezza di corsi d'acqua si svilupparono al piano la lavorazione della lana e la concia delle pelli non così possiamo dire del 1500 quando lo sviluppo economico e sociale fu interrotto dalle tristi vicende della Lega di Cambray quando papa Giulio II, Luigi XII di Francia, Massimiliano I del Sacro Romano Impero, Ferdinando d'Aragona e il Duca d'Este mossero guerra alla Serenissima per riappropriarsi dei territori perduti. La nostra rocca fu incendiata dalle truppe tedesche durante il saccheggio di Arzignano.

Nella seconda metà del cinquecento la Serenissima non necessitava più di strutture difensive fortificate ed il castello si trasformò in palazzo del Vicario. L'aspetto trecentesco fu modificato con l'innalzamento del terzo piano della rocca, l'apertura delle finestre architravate al osto delle feritoie originali, la costruzione delle scale a chiocciola terminanti nelle loggette e la ristrutturazione della loggia del Vicario in cui si tenevano le udienze. Nel 1800 la rocca divenne di proprietà della chiesa e fu abbandonata sino alla fine degli anni 90 quando, in occasione del grande Giubileo del 2000 la rocca venne completamente restaurata per divenire luogo di accoglienza per i pellegrini giubilari.

Il restauro, oltre ad aver riportato alla luce lo splendido cammino di ronda che collega tutte le torri, ha fatto scoprire una porzione di affresco raffigurante il leone di San Marco e 5 stemmi.

Nel cortile della rocca è tutt'ora visibile e ben conservato un antico pozzo del 1400.